L’estate turistica italiana del 2025 si chiude con un bilancio quasi in pareggio: secondo l’analisi Assoturismo-CST, il totale dei pernottamenti tra giugno e agosto è cresciuto appena dello 0,2% rispetto all’anno precedente. Un risultato modesto, ma che assume un significato importante se si considera la flessione del turismo domestico, compensata dall’arrivo sempre più consistente di viaggiatori stranieri.
Sono stati infatti gli ospiti internazionali a salvare la stagione: oltre 111 milioni di pernottamenti, con un incremento del 2,8% sul 2024. Una domanda che ha dato ossigeno soprattutto alle strutture del Nord Italia, in particolare in montagna, nei laghi e nelle aree rurali. I flussi provenienti da Francia, Polonia, Repubblica Ceca, Paesi Bassi, Belgio e Svizzera hanno trainato la crescita, mentre si segnalano segnali incoraggianti anche da mercati extra-europei come Cina e Paesi arabi, tornati a farsi sentire dopo anni di rallentamenti.
Meno brillante, invece, il turismo interno. I pernottamenti degli italiani sono calati del 2,5%, un dato che pesa soprattutto sulle località balneari e sulle città d’arte, entrambe in leggera flessione. Le mete più classiche sembrano soffrire una concorrenza sempre più serrata e l’evoluzione delle preferenze dei viaggiatori, che mostrano un interesse crescente verso esperienze più autentiche e lontane dal turismo di massa. Non sorprende, quindi, che colline, campagne, terme e destinazioni montane abbiano chiuso l’estate con performance migliori.
Il quadro che emerge è anche territoriale. Se Nord-Ovest e Nord-Est hanno archiviato la stagione con numeri positivi, il Centro e il Sud, comprese le isole, hanno visto arretrare i flussi. Una tendenza che non è nuova, ma che evidenzia la necessità di rafforzare l’attrattività e la competitività delle regioni meridionali, ancora troppo dipendenti dal turismo balneare.
Non tutti i mercati esteri, inoltre, hanno risposto allo stesso modo. Germania e Stati Uniti, da sempre tra i bacini principali per il turismo italiano, hanno fatto registrare quasi 900 mila pernottamenti in meno. Un calo legato a diversi fattori: dai tassi di cambio sfavorevoli, all’aumento dei prezzi, fino a questioni legate alla percezione di sicurezza. Anche Giappone, Corea e Australia hanno segnato battute d’arresto.
In definitiva, l’estate 2025 racconta un’Italia ancora capace di attrarre milioni di turisti da ogni parte del mondo, ma con criticità strutturali che non si possono più ignorare. La crescita degli stranieri è un segnale positivo, ma non basta a colmare la perdita del turismo domestico né a riequilibrare le differenze territoriali. Per il futuro, la sfida sarà diversificare l’offerta, valorizzare i territori meno battuti e riportare gli italiani a riscoprire il proprio Paese. Solo così il turismo potrà diventare davvero un motore stabile di sviluppo e non un settore che vive di equilibri precari.